Le età della catastrofe (5) L’esaurimento del filone

L'aereo più pazzo del mondo, di Zucker-Abrahams-Zucker

Se non sono del tutto scontati i motivi del successo del filone catastrofico negli anni ’70, è decisamente facile spiegare i motivi del suo declino, che farà praticamente scomparire il genere dagli schermi fino al suo prepotente ritorno negli anni ’90.

L’ipersfruttamento

Praticamente ogni genere di disastro viene portato sullo schermo, anche più volte: incendi, naufragi, metoriti, valanghe, eruzioni vulcaniche, incidenti aerei, invasioni di insetti. I modelli finiscono, le situazioni si ripetono fin troppe volte e il pubblico si stanca dell’assenza di novità.

La perdita di qualità

Bastano alcuni prodotti scadenti per danneggiare l’immagine di tutto il genere. Sceneggiatori a corto di idee ed effetti speciali carenti decretano l’insuccesso commerciale di più di un film. Brutte storie che sfociano nel ridicolo, copioni noiosi o addirittura imbarazzanti, messe in scena a basso costo (in un genere in cui proprio gli effetti speciali fissavano nell’immaginario la situazione) allontanano progressivamente gli spettatori dalle sale.

Nuovi modelli

Già durante l’età d’oro del disaster movie compaiono pellicole che fanno invecchiare in poco tempo quello che fino a quel momento era lo stato dell’arte. Soprattutto la coppia George Lucas e Steven Spielberg rinnova il genere avventuroso e sf con nuove tecniche di ripresa, effetti speciali di nuovo tipo e azione serrata. Guerre stellari e Lo squalo si rivolgono a un pubblico più giovane e alla ricerca di eroi di tipo diverso, in grado di interpretare un linguaggio che mette insieme fumetto pop e letteratura “alta”.

Pernacchie

I cliché di un genere rischiano di diventare la sua tomba. Più di un film sberleffa l’intero genere catastrofico. L’aereo più pazzo del mondo da solo fa precipitare nel ridicolo tutti gli aerei della serie Airport e con essi anche la rappresentazione stessa del disastro, del panico e della drammaticità della situazione; l’impatto della catastrofe cinematografica sull’immaginario viene compromesso per anni.

Le età della catastrofe (4) Pericoli generici

Locandina di Terremoto

Il filone catastrofico sfrutta (e ben presto prosciuga) tutte le possibili fonti di disastro naturale: terremoti, eruzioni, incendi, valanghe, uragani. In alcuni momenti degli anni ’70 si poteva persino scegliere quale tipo di catastrofe andare a vedere sul grande schermo, tanta era l’abbondanza di produzione, anche se spesso di scarsa qualità.

Se gli tsunami e gli alieni colpiscono regolarmente gli edifici e i monumenti simbolo degli Stati Uniti (la sola Statua della Libertà, insieme alla città di New York, viene travolta e distrutta innumerevoli volte), i terremoti si accaniscono prevedibilmente contro la West Coast. San Francisco viene storicamente e cinematograficamente devastata dal terremoto e dal successivo incendio ma spetta a Los Angeles la spettacolarizzazione di un disastro più volte annunciato e fortunatamente fino a oggi mai accaduto: the Big One, un gigantesco terremoto lungo la faglia di Sant’Andrea diviene il protagonista nel 1974 di Terremoto. Pur con grandiosi effetti speciali e sonori (il Sensurround dai potenti bassi che fanno tremare le poltrone dei cinema), il solito cast di stelle, da Charlton Heston ad Ava Gardner, il film non è certo un capolavoro ma ottenne un successo sensazionale, complice anche l’atavica paura su cui fa leva.

Disastroso per gli incassi fu invece Città in fiamme, da ricordare più per i numerosi cameo di grandi attori (Henry Fonda tra tutti) che per… be’, per qualunque altro aspetto, a partire dal poco convincente incendio che colpisce un’anonima cittadina americana.

Anche Roger Corman, storico produttore noto soprattutto per horror di serie B, si butta nel filone con il poco riuscito Valanga, che propone un non troppo convinto Rock Hudson ormai a fine carriera. Il film recupera filmati di repertorio di reali valanghe; curiosamente, alcune riprese verranno riciclate per un altro disaster movie, Meteor.

La ricostruzione della gigantesca eruzione del Krakatoa è del 1969, in anticipo rispetto al boom del filone: Krakatoa, Est di Giava non è la prima e nemmeno l’ultima pellicola tratta dallo storico avvenimento. Ancora un vulcano inquieto compare in uno degli ultimi film prodotti dal master of disaster Irwin Allen, Ormai non c’è più scampo, di cui il protagonista Paul Newman ebbe a dire di avervi recitato solo per soldi.

Uragano del 1979 è invece un inutile remake del ben più notevole omonimo del grande John Ford del 1937.