Orfeo Rave: il buio oltre lo Stige

Orfeo Rave

Euridice morendo divenne altra cosa. Quell’Orfeo che discese nell’Ade, non era più sposo né vedovo. Il mio pianto d’allora fu come i pianti che si fanno da ragazzo e si sorride a ricordarli. La stagione è passata. Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso.

Cesare Pavese, L’inconsolabile, da Dialoghi con Leucò

Orfeo Rave è una produzione totale, dove elementi del racconto e performance di attori, danzatori, cantanti e tecnici portano ad abitare un inquietante, gigantesco luogo scenico: l’ultimo spettacolo del Teatro della Tosse si svolge dentro il Padiglione Blu della Fiera di Genova, uno spazio immenso di decine di migliaia di metri quadri, complesso nato per mettere (e mettersi) in mostra e che quindi è completamente aperto ed esposto agli occhi dei visitatori. A chiuderlo e dividerlo nelle varie scene teatrali è il buio, una quinta temporanea ed effimera costruita con l’assenza di luce, che nasconde le scenografie fino a quando i riflettori non le illuminano e gli artisti trascinano con loro il pubblico a passarci attraverso, a occuparle o a delimitarle.

Orfeo Rave

In questa discesa agli inferi, attraverso una scala mobile spenta in un iniziale angusto spazio costretto in uno Stige di plastica trasparente, la morte di Euridice è ricostruita a frammenti da un folle Aristeo in un episodio di tragedia di provincia; Persefone è un’anziana seduta con il marito (dormiente come da tradizione) Ade sul divano di casa, Ermes un anatomopatologo videoripreso; il luogo ultimo dei defunti diviene un freddo obitorio con tavoli autoptici sui cui le anime riposano per l’eternità.

Orfeo Rave

Dall’oltretomba si esce inseguendo quasi di corsa un carrello motorizzato su cui suona un chitarrista che ricorda il Doof di Mad Max: Fury Road, attraverso tutto il padiglione fino al rave finale, rito che culmina con lo spaventoso sparagmòs dell’artista per eccellenza in una discoteca/palcoscenico, dove viene ricostruita una quarta parete che è stata per tutta la rappresentazione continuamente attraversata dagli attori, una separazione finale che lascia gli spettatori al di fuori e desiderosi di tornare a partecipare.

(fotografie Donato Aquaro/Teatro della Tosse)