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		<title>gianky.com - blog</title>
		<link>http://www.gianky.com/blog/</link>
		<description>gianky.com - blog - RSS feed</description>
		<language>it-it</language>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 17:24:03 +0100</pubDate>
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			<title>Gianky's Blog</title>
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		<item>
			<title>Un caso di Reputazione 2.0: l'"Affaire Sybelle"</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=854</link>
			<pubDate>20 Feb 2010 16:36:28 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=854</guid>
			<description><![CDATA[Nell'aprile del 2009, <a href="http://altezzosa.wordpress.com/about/">Sybelle</a> pubblica sul <a href="http://altezzosa.wordpress.com/">suo blog</a> un post in cui, da appassionata lettrice, fashion blogger nonch&egrave; studentessa di comunicazione, fa, tra il serio e il faceto, alcune osservazioni sulla campagna del marchio di abbigliamento <a href="http://www.johnashfield.com/">John Ashfield</a>.<br />
<br />
Il post ora <a href="http://altezzosa.wordpress.com/2009/04/05/john-ashfield-adv-pleeease/">non &eacute; pi&ugrave; accessibile pubblicamente</a>, ma la funzione di caching di <a href="http://www.google.com/">Google</a> ne ha fortunatamente conservato <a href="http://209.85.135.132/search?q=cache:9RVvanrV_5sJ:altezzosa.wordpress.com/2009/04/05/john-ashfield-adv-pleeease/">una copia</a> facilmente rintracciabile con una normale ricerca (evviva la ridondanza della copia nell'epoca dell'informazione digitale!).<br />
<br />
Che cosa &eacute; successo? Qualche giorno fa, <a href="http://www.wordpress.com/">WordPress</a>, il servizio che ospita tra migliaia e migliaia di blog anche quello di Sybelle, su esplicita richiesta dell'azienda proprietaria del suddetto marchio ha bloccato il post, rendendolo di fatto accessibile alla sola Sybelle. La ragione: violazione delle <a href="http://it.wordpress.com/tos/">condizioni d'uso di WordPress</a>.<br />
<br />
La violazione non sarebbe tanto nel post, che esprime comunque una legittima critica, ma nei commenti che sono stati aggiunti dai lettori; uno in particolare fornisce un'immagine dell'azienda alquanto negativa. Altri "commentatori" si sono accodati, in generale contraddicendo la versione fornita dal primo. A questo punto &eacute; intervenuta la segnalazione dell'azienda e la conseguente messa fuori linea del post da parte di WordPress.<br />
<br />
Il caso, portato alla pubblica luce sempre via Internet <a href="http://friendfeed.com/sybelle/912f06dc/trova-il-blog-sospeso-per-presunte-violazioni">dalla stessa Sybelle</a>, &eacute; stato ripreso su social media quali <a href="http://twitter.com/">Twitter</a> e <a href="http://friendfeed.com/">FriendFeed</a>, oltre che su svariati blog, approdando anche al sito dell'<a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/15/corporate-censorship/"><cite>Espresso</cite></a>. E proprio a questa testata si &eacute; rivolto Andrea Celli, titolare del marchio John Ashfield, per pubblicare una sorta di <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/19/caso-john-ashfield-risponde-il-proprietario/">lettera aperta</a> a Sybelle.<br />
<br />
Si potrebbe discutere se le condizioni di servizio siano effettivamente state violate, di chi sia la responsabilit&agrave; (di WordPress, della proprietaria del blog, dell'autore del singolo commento), se siano ravvisabili gli estremi di una querela o anche semplicemente se la questione possa avere un aspetto legale.<br />
<br />
Ma il lato legale non &eacute; il pi&ugrave; interessante della vicenda. Per quanto Celli abbia utilizzato una comunicazione "top-down", che contraddistingue in genere le parti "forti" (aziende, partiti politici, soggetti pubblici), la discussione &eacute; proseguita con scambi tipicamente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0">2.0</a> attraverso la Rete. Il buon <a href="http://mediamondo.wordpress.com/whos-who/">GBA</a> ha risposto sul suo blog <a href="http://mediamondo.wordpress.com/">I media-mondo</a> alla lettera di Celli con <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2010/02/20/post-aperto-a-andrea-celli-proprietario-del-marchio-john-ashfield/">un post</a> in cui riporta il dibattito nei binari dell'analisi comunicazionale, ricorda (e a quanto pare ce n'&eacute; sempre bisogno) di come la Rete sia diversa dai cosiddetti media mainstream e invita Celli a riconsiderare un'ipotesi di dialogo interconnesso, con i mezzi (e, ancor pi&ugrave;, gli interlocutori) tipici di Internet.]]></description>
		</item>
	
		<item>
			<title>Grazie Lega!</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=853</link>
			<pubDate>24 Jan 2010 21:53:23 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=853</guid>
			<description><![CDATA[A Genova la Lega Nord ha indetto una specie di <a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2010/01/24/AMPuWfJD-moschea_voti_contro.shtml">consultazione</a> (denominata impropriamente "referendum") per raccogliere le opinioni dei cittadini sulla costruzione di una moschea in citt&agrave;. Lodevole iniziativa: &eacute; sempre utile sapere che cosa pensano gli elettori delle iniziative che si svolgono sul territorio.<br />
<br />
La Lega ha considerato l'evento un successo, vantando circa 5.000 "votanti", su 30.000 "aventi diritto" (definizioni loro).<br />
<br />
Considerando che la Lega Nord alle ultime <a href="http://www.ilsole24ore.com/includes/speciali/speciale-elezioni/34_250.shtml">amministrative genovesi</a> nel 2007 ha preso poco pi&ugrave; di 9.000 voti, ci si pu&ograve; domandare come possa considerare questo voto un successo: solo met&agrave; degli elettori leghisti si &eacute; dichiarata contraria al luogo di preghiera musulmano. Considerato poi che secondo il <a href="http://www.istat.it/dati/catalogo/20071029_03/">Censimento</a> del 2001 a Genova risultano circa 610.000 residenti e che per giunta per la stessa Lega &eacute; possibile che ci sia qualcuno che ha votato pi&ugrave; volte, quelli che si sono presi la briga di andare a dichiarare il loro "no" alla moschea presso un gazebo leganordico sono circa lo 0,8% (e per giunta alcuni ci sono andati per dire "s&igrave;").<br />
<br />
Dai dati diffusi dalla Lega, salvo eventuali errori e omissioni, appare chiaro che i genovesi, buona parte dei leghisti compresa, considerano la costruzione di una moschea del tutto irrilevante, se non addirittura con favore.<br />
<br />
Vorrei quindi sentitamente ringraziare la Lega Nord per aver fattivamente contribuito a dare una immagine non razzista dei cittadini del genovesato.]]></description>
		</item>
	
		<item>
			<title>Il ritorno della strega cattiva</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=852</link>
			<pubDate>06 Jan 2010 23:30:06 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=852</guid>
			<description><![CDATA[Era tarda sera e nella casetta dei Sette Nani Cucciolo si era appena addormentato di fronte a un'intervista in tv al Ministro per la Pubblica Amministrazione quando qualcuno buss&ograve;.<br />
Sveglio solo a met&agrave;, Cucciolo si alz&ograve;, and&ograve; alla porta e l'apr&igrave;.<br />
Fuori c'era una vecchia megera, una orribile vecchia megera che Cucciolo era certo di aver gi&agrave; visto.<br />
- La strega cattiva! - url&ograve; Cucciolo, destandosi del tutto - La strega cattiva &eacute; tornata!<br />
Sbatt&egrave; la porta e sal&igrave; di corsa al piano di sopra per svegliare gli altri, ma quando ci arriv&ograve; trov&ograve; i letti vuoti. Si ricord&ograve; d'improvviso che i sei nani stavano facendo gli straordinari in miniera per fare il regalo di nozze a Biancaneve; una cosa frugale, nel loro stile: una collana di diamanti.<br />
"La strega cattiva &eacute; tornata per vendicarsi e io sono solo in casa!" pens&ograve; Cucciolo, disperato.<br />
Da sotto bussarono di nuovo. Cucciolo si affacci&ograve; cautamente alla finestra: la strega era ancora l&igrave;.<br />
Cucciolo medit&ograve; sul da farsi. Non era mai stato il pi&ugrave; intelligente della compagnia e le sue migliori idee si misuravano sulle dita della mano; per le sue idee veramente utili la mano era superflua.<br />
"La frigger&ograve;!" cogit&ograve; alla fine.<br />
Torn&ograve; gi&ugrave; e mise sul fuoco una pentola d'olio. Quando l'olio fu ben caldo, ci aggiunse delle frittelle: Cucciolo in fondo non era un nano cattivo.<br />
Non senza fatica port&ograve; la pentola al piano di sopra. La vecchia era sempre fuori dalla casa, camminava avanti e indietro cercando un modo per entrare.<br />
Al momento giusto, Cucciolo sollev&ograve; la pentola e la rovesci&ograve; dalla finestra. Dalle urla di dolore cap&igrave; di aver fatto centro. <br />
Esultando, scese nuovamente le scale e si arm&ograve; di un pesante bastone. Apr&igrave; cautamente la porta.<br />
Fuori la strega si rotolava per terra urlando per le gravissime ustioni. Cucciolo la colp&igrave; pi&ugrave; volte, fin quando la vecchia non si mosse pi&ugrave;. Allora Cucciolo lasci&ograve; cadere il bastone e si ripar&ograve; in casa. Qui, stanco per la fatica e lo spavento, si addorment&ograve; sul tappeto.<br />
Qualche ora dopo venne svegliato da Dotto. Gli altri nani erano tornati ed erano agitatissimi.<br />
- Cucciolo! Cucciolo! - gli url&ograve; Dotto - Presto, sv&egrave;gliati e vai a chiamare aiuto! Qualche furfante ha cercato di uccidere la Befana!]]></description>
		</item>
	
		<item>
			<title>Lo strano caso del tostapane</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=851</link>
			<pubDate>25 Dec 2009 16:30:43 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=851</guid>
			<description><![CDATA[Era da poco passata la mezzanotte quando la Morte incontr&ograve; Babbo Natale in una casa di un paesino di campagna.<br />
- Ehil&agrave;, chi si vede! - disse Babbo Natale.<br />
- Buonasera - disse la Morte, - Sei di turno con le consegne?<br />
- S&igrave;, ma per fortuna ho finito: questa era l'ultima.<br />
Babbo Natale indic&ograve; i pacchetti che aveva appena depositato sotto l'albero illuminato nel salotto.<br />
- Io invece sto cominciando il mio giro - disse la Morte.<br />
- Segui tutti i casi personalmente? - domand&ograve; Babbo Natale.<br />
- Oh, no, - sorrise la Morte - come potrei, con tutta la gente che muore ogni giorno? Faccio solo qualche controllo a campione. Sai, per valutare la qualit&agrave; del servizio.<br />
- Beata te, - sospir&ograve; Babbo Natale, - io invece mi devo girare il mondo in una notte.<br />
- Per&ograve; per il resto dell'anno non lavori. Io invece sono sempre in movimento.<br />
- Gi&agrave;. Che brutto lavoro!<br />
- E' un lavoro da Morte. A me piace.<br />
- Ognuno ha le sue passioni - concluse Babbo Natale. - Ma stasera che cosa prevede il tuo programma?<br />
- Ritiro un certo Mario Rossi.<br />
- E come &eacute; morto?<br />
- Non &eacute; ancora morto, ma morir&agrave; tra poco. Fammi vedere... - la Morte scorse velocemente le pagine di un piccolo taccuino nero.<br />
- Ma guarda, - fece Babbo Natale, - anche tu un Moleskine! Lo uso anche io per la lista delle consegne; il mio per&ograve; &eacute; rosso.<br />
- Eheh, - rise la Morte - questioni di immagine. Ah, ecco qui: Mario Rossi, tostapane.<br />
- Mario Rossi &eacute; un tostapane?<br />
- Ma va', significa che Mario Rossi morir&agrave; a causa di un tostapane. Vuoi assistere?<br />
- S&igrave;, che &eacute; tutta cultura. Dove accadr&agrave;?<br />
- Immagino in cucina. La gente in genere tiene l&igrave; i tostapane.<br />
Andarono in cucina, ma non c'erano tostapane. Guardarono meglio, aprendo tutti gli armadi: niente. La Morte era perplessa.<br />
- Certo questo &eacute; strano - disse, sfogliando di nuovo il taccuino.<br />
- Non avrai mica sbagliato casa? - sugger&igrave; Babbo Natale. - Che indirizzo hai?<br />
- Nessun indirizzo, io trovo la gente per nome. Mica tutti quelli che muoiono lo fanno a un indirizzo preciso. Piuttosto, a te risulta che questa sia casa Rossi?<br />
Babbo Natale alz&ograve; le spalle: - E io che cosa ne so? Io vado solo con l'indirizzo. Qui per me siamo in via Bargoni 8.<br />
- Andiamo a vedere fuori, - concluse la Morte - sul campanello dovr&agrave; pur esserci un nome!<br />
Uscirono. A lato della porta, sotto il campanello, c'era una targhetta: "Martini - Rossi".<br />
- Almeno un Rossi c'&eacute;, - disse la Morte.<br />
- Guarda qui, - disse Babbo Natale, pescando una busta dalla cassetta delle lettere, - c'&eacute; scritto "Mario Rossi, via Bargoni 8, Sant'Anselmo di Valdichiana".<br />
- Parrebbe il posto giusto - mormor&ograve; la Morte.<br />
- Ma con tutti i Mario Rossi che ci sono a questo mondo, come fai a dirlo? - domand&ograve; Babbo Natale.<br />
- Il posto in genere l'azzecco. - disse la Morte. Poi, guardando verso il paese, aggiunse: - Certo, potrebbe esserci un altro Mario Rossi qui vicino... Aspetta un attimo! Che cos'&eacute; quella roba?<br />
La Morte indicava un bidone della spazzatura, da cui sporgeva qualcosa. Lo aprirono.<br />
- Eccolo! - disse la Morte!<br />
- Eccolo! - disse Babbo Natale.<br />
Nel bidone c'era un tostapane.<br />
- Chiss&agrave; che cosa succeder&agrave;? - disse la Morte.<br />
- Non lo sai?<br />
- Non ho appunti sui dettagli.<br />
- Sediamoci su quella panchina, aspettiamo e vediamo, - concluse Babbo Natale. - Qui c'&eacute; un tostapane e l&agrave; dentro un Mario Rossi. Qualcosa dovr&agrave; pur accadere.<br />
Si sedettero e aspettarono. Era quasi l'alba e si erano ormai abbioccati tutti e due quando dalla casa arriv&ograve; un urlo.<br />
- Finalmente! - esclam&ograve; la Morte!<br />
- Eppure il tostapane &eacute; ancora nel bidone - osserv&ograve; Babbo Natale.<br />
- E l'urlo era di una donna.<br />
Dalla porta, senza che si aprisse, usc&igrave; un fantasma semitrasparente.<br />
- Sei tu la Morte? - chiese - Credo di dover venire con te.<br />
- E tu sei Mario Rossi? Sicuro? - volle sapere la Morte.<br />
- Certamente - rispose Mario Rossi - e sono appena deceduto.<br />
- Scusa, so che forse non &eacute; il momento appropriato, - s'intromise Babbo Natale, - ma tu non saresti dovuto morire per via di un tostapane?<br />
- Infatti, - rispose Mario Rossi, - &eacute; andata cos&igrave;. Giusto ieri avevo buttato via il vecchio tostapane, che non funzionava pi&ugrave;. E poco fa, aprendo i regali di Natale, ne ho trovato uno nuovo. L'ho subito provato e... Zap!<br />
- Zap? - fece la Morte.<br />
- Zap! - ribad&igrave; Mario Rossi, - come un fulmine. Ci sono rimasto attaccato. Mia moglie &eacute; accorsa, ma troppo tardi.<br />
- Ma... ma... quindi &eacute; colpa mia! - Babbo Natale estrasse dalla tasca un taccuino rosso. - Eh, gi&agrave;, che stupido, c'&eacute; scritto qui: via Bargoni 8, tostapane! Devono avermene consegnato uno guasto. Il controllo qualit&agrave; degli elfi non &eacute; pi&ugrave; quello di una volta.<br />
- Ma sai che funzioniamo bene noi due assieme? - disse la Morte. - Dovremmo collaborare pi&ugrave; spesso.<br />
- Potrebbe essere un'idea. Venite, vi posso dare un passaggio?<br />
Salirono tutti e tre insieme sulla slitta di Babbo Natale e scomparvero all'orizzonte, cantando una canzoncina allegra sulla morte.<br />
<br />
(Questo breve racconto &eacute; parte della campagna promozionale contro gli incidenti domestici. Verificate sempre il corretto funzionamento dei vostri apparecchi, anche di quelli nuovi, e diffidate di Babbo Natale: eviterete spiacevoli inconvenienti.)]]></description>
		</item>
	
		<item>
			<title>"Calma, calma..."</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=850</link>
			<pubDate>16 Dec 2009 22:32:05 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=850</guid>
			<description><![CDATA[La verit&agrave; &eacute; che non abbiamo alcunch&egrave; da imparare da questa classe politica.<br />
<br />
Questa classe politica, che ora chiama alla calma, all'abbassare i toni, &eacute; la prima responsabile del suo stesso degrado.<br />
Come la televisione in cerca di ascolti sempre pi&ugrave; facili, questa politica ha abbassato il suo livello a quello della rissa da strada; i suoi personaggi, con i loro urli catodici, sono inetti e volgari quanto quelli dei pessimi reality show che vengono propinati di continuo a spettatori sempre pi&ugrave; imbarbariti.<br />
<br />
Non sono politici questi, ma aizzatori di folle, che cercano di obbligare noi cittadini, la cosiddetta societ&agrave; civile, allo schieramento forzato; tentano di sfruttare le nostre incertezze, trasformandole in fobie, in terrore degli altri, in volont&agrave; di sopraffazione di un nemico fittizio che altri non &eacute; che uno come noi.<br />
<br />
Cercano di farci azzuffare l'uno con l'altro, di farci sostenere posizioni contrapposte che nulla hanno della nobilt&agrave; di un principio. Ci portano a considerare i loro comportamenti arroganti, violenti, illegali come la normalit&agrave;. Ma questa non &eacute; la nostra normalit&agrave;: questo &eacute; vivere in uno stato di banalit&agrave; elevata che non ci permette di vedere e di affrontare la realt&agrave;.<br />
<br />
Fino a che non abbandoneremo ai loro giochi questi farabutti e chi gli d&agrave; voce, fino a che non smetteremo di andare dietro alle loro misere battute, ai loro bassi incitamenti, al loro sputare addosso all'avversario, alle loro stupide rappresentazioni di scazzottature mediatiche con cui hanno sostituito il confronto e il dibattito, fino a che non saremo in grado di riappropiarci del vero senso della politica e di farla nuovamente e completamente nostra, fino ad allora saremo solo i loro stolti e ubbidienti sudditi.]]></description>
		</item>
	
		<item>
			<title>"Pacco, doppio pacco, ..." (2)</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=849</link>
			<pubDate>29 Sep 2009 23:52:45 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=849</guid>
			<description><![CDATA[Luned&igrave; vado all'ufficio postale di cui <a href="http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=848">vi dicevo</a>. Faccio una coda proporzionata a una migrazione di pinguini. Mostro l'avviso di giacenza all'impiegata. Questa lo guarda e mi fa notare che non c'&eacute; scritto praticamente un tubo. Le rispondo che lo so. La tipa si guarda in giro in cerca di aiuto. Placca una collega che cerca di divincolarsi. Tutte e due trovano uno scatolone e mi dicono: "Potrebbe essere questo". Faccio loro notare che su quel pacco non c'&eacute; n&egrave; il mio nome n&egrave; il mio indirizzo, bens&igrave; quelli di qualcun altro. Ne convengono. Dopo una perplessa ricerca (non so se una ricerca si possa definire perplessa, ma questa indubbiamente ne ha l'aria), riemergono dicendo che non hanno la pi&ugrave; pallida idea di che cosa si tratti.<br />
<br />
Sospiro.<br />
<br />
Mi danno un numero di telefono, dicendo: "Provi a chiamare i postini".<br />
Pi&ugrave; tardi chiamo i postini. I postini non ci sono, ma quello che risponde si informa sui motivi della mia chiamata. Si perplime. Mi dice che devo chiamare la postina che consegna nella mia via, che per&ograve; in quel momento non c'&eacute;.<br />
<br />
Sospiro.<br />
<br />
Chiedo come si chiami la postina della mia via e quando posso trovarla. Il tizio mi risponde che la trovo l'indomani alle 8.30, ma che non mi pu&ograve; dare il nome per la privacy della postina.<br />
<br />
Sospiro.<br />
<br />
L'indomani (che poi &eacute; oggi) richiamo. Chiedo della postina della mia via.<br />
Segue un breve conciliabolo tra personale delle Poste per stabilire chi sia la postina della mia via. Alla fine mi passano una che dice di esserlo e che, giusto per la precisione, precisa fin da subito che lei il suo dovere l'ha assolto.<br />
Non so quale sia il suo dovere, ma le riassumo la situazione e le chiedo notizie del pacco.<br />
Lei dice che il pacco l'ha sempre tenuto sotto il suo bancone. Mi domando, ma solo tra me stesso e me medesimo, perch&egrave; l'abbia tenuto sotto il suo bancone invece di portarmelo, ma mi rendo conto che &eacute; questione oziosa.<br />
La postina della mia via aggiunge che comunque ora il pacco non c'&eacute; pi&ugrave;.<br />
<br />
Sospiro.<br />
<br />
Le chiedo che forma avesso il pacco. Lei dice che aveva la forma di un sacchetto con dentro una scatola.<br />
<br />
Sospiro.<br />
<br />
Le dico che con tutta probabilit&agrave; lei mi ha consegnato un avviso per un pacco che ho gi&agrave; ritirato.<br />
<br />
Lei dice che s&igrave;, quasi sicuramente &eacute; cos&igrave; e che quindi siamo a posto.<br />
<br />
Riattacco il telefono.<br />
<br />
Sospiro.]]></description>
		</item>
	
		<item>
			<title>"Pacco, doppio pacco, ..."</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=848</link>
			<pubDate>26 Sep 2009 15:31:28 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=848</guid>
			<description><![CDATA[Qualche giorno fa mi trovo nella cassetta delle lettere un "avviso di giacenza", ovvero uno di quei cartoncini che i postini lasciano quando devono consegnarti qualcosa e tu non sei in casa (io ero in casa, ma sorvoliamo).<br />
Sull'avviso c'&eacute; scritto che devo ritirare un pacco in un ufficio postale. Per qualche insondabile motivo, l'ufficio postale indicato non &eacute; quello pi&ugrave; vicino a casa mia; non &eacute; nemmeno quello dopo, nemmeno quello dopo ancora ecc. ecc.; l'ufficio postale indicato &eacute; a cinque chilometri da casa.<br />
Oggi, a distanza di due giorni, ci vado, dopo averne controllato l'effettiva esistenza (sia lodato <a href="http://maps.google.com/">Google maps</a>). Sull'insegna fuori dalla porta c'&eacute; scritto "Ufficio inesistate". Il posto &eacute; pieno di gente incazzata, almeno questa &eacute; la mia impressione: quando vedo uno infilato con la testa oltre il bancone che urla "Ma porc'u'belin, non ce l'ho con lei, ma non &eacute; possibile che non si trovi!", un altro che dice "Me lo poteva dire prima che ce l'avevo da un'altra parte!" e un altro che confessa a un muro "Cazzo, non &eacute; possibile, son venti minuti che siamo qui a menarcelo" potrei pensare che abbiano problemi con il loro organo riproduttivo; considerato che il posto non &eacute; il reparto andrologico di un ospedale, propendo per l'ipotesi incazzatura (termine in effetti adeguato).<br />
Nell'ufficio, oltre alle persone incazzate, c'&eacute; un distributore di numeri. Ne prendo uno e guardo quello indicato sul display per sapere vagamente quanto devo aspettare.<br />
Guardo meglio.<br />
Guardo ancora meglio.<br />
Il display non c'&eacute;.<br />
Riconosco di avere qualche problema di vista, ma non cos&igrave; grave; comunque chiedo a un altro con il biglietto numerato in mano dove sia il display. Non lo vede nemmeno lui e conviene che non c'&eacute;.<br />
Ci si aspetta a questo punto che gli impiegati agli sportelli pronuncino di volta in volta il numero successivo, ma questo non accade. L'unico modo per stabilire l'ordine pare sia quello di urlare nella sala "Chi ha il numero x?", dove x indica il numero precedente a quello che abbiamo, e sperare che qualcuno risponda.<br />
Arriva il mio turno. Porgo l'avviso di giacenza all'impiegata. Quella lo guarda e mi chiede se ho un documento; ma prima ancora che io estragga la carta d'identit&agrave;, dice "Ah, ma &eacute; un pacco?".<br />
Sull'avviso c'&eacute; indubbiamente scritto che si tratta di pacco, quindi suppongo che la domanda vada presa come retorica. Per&ograve;, visto che la tizia s'&eacute; bloccata e mi fissa (non sono bello: piaccio; ma anche a uno sguardo fisso c'&eacute; un limite), dopo un po' le dico: "S&igrave;, c'&eacute; scritto che &eacute; un pacco". "Allora deve ritirarlo dall'altra parte: non deve fare la coda qui.".<br />
Gli oscuri messaggi urlati che sento da quando sono entrato cominciano ad avere un senso. Con la mia espressione placida migliore chiedo dove sia l'altra parte. L'impiegata mi dice che devo uscire e rientrare dal cancello a sinistra.<br />
Esco. Sul cancello a sinistra ci sono avvisi che di solito stanno appesi davanti a cantieri edili, avamposti militari, centrali nucleari e al Deposito di Zio Paperone: "Propriet&agrave; privata - Vietato l'accesso", "Divieto di accesso agli estranei" e cos&igrave; via. <br />
Sfidando improbabili sentinelle, entro. Passo da una porta aperta con su il cartello "Uscita di sicurezza" e il biglietto "Questa porta deve restare chiusa" e mi trovo in un magazzino pieno di pacchi, pacchetti, pacchettini, buste e in generale qualunque forma possa avere un contenitore di oggetti da spedire.<br />
Il posto apparentemente &eacute; deserto. Sempre confidando nella distrazione dell'apparato di sicurezza, mi addentro. Dopo un po' trovo una impiegata che sta timbrando un'enorme quantit&agrave; di buste. Le riassumo brevemente la situazione. Continuando a timbrare, lei mi chiede se non ci sia nessuno nell'ufficetto dietro di me. Mi giro. Non c'&eacute; effettivamente nessuno. Le dico "No, non c'&eacute; nessuno" sperando che non prenda alla lettera la doppia negazione.<br />
La timbratrice sospira; mi pare abbia anche detto "Eh, belandi", ma non ne sono del tutto sicuro. Mi chiede di mostrarle l'avviso, lo prende, lo guarda e poi mi dice "Andr&ograve; a prenderglielo io, che cosa vuole...".<br />
La ringrazio. La timbratrice scompare tra pareti scaffalate. Dopo un po' riemerge trascinando un sacchetto. Il sacchetto contiene la solita scatola che <a href="http://www.amazon.com/">Amazon</a> usa per spedirmi libri che in genere trovo appoggiati sopra la cassetta delle lettere quando torno a casa.<br />
Ringrazio e, pi&ugrave; per curiosit&agrave; che per masochismo, chiedo come mai il pacco sia finito in quel posto dimenticato dal dio Mercurio. Dato che la tizia sembra non afferrare, le ripeto la domanda omettendo la parte sul messaggero degli d&eacute;i. La tipa elabora un'ipotesi: "Si vede che non c'era nessuno in casa e il postino l'ha portato qui". "S&igrave;, " ribatto, "ma ci sono altri uffici postali pi&ugrave; vicini a casa mia. Come mai proprio qui?". La tizia risponde: "Eh, mah, boh, in effetti &eacute; strano, boh, mah, eh".<br />
Ci rinuncio. Ringrazio, saluto e mi porto via la scatola.<br />
Quando arrivo a casa, nella cassetta delle lettere c'&eacute; un altro avviso di giacenza, questa volta per un "pacco ordinario voluminoso" (sic). Questa volta non c'&eacute; scritto in quale ufficio postale ritirarlo. Non c'&eacute; un numero di spedizione. Solo il mio indirizzo e la dicitura "pacco ordinario voluminoso".<br />
Chiamo il numero verde delle Poste italiane. Dopo un loop interminabile dalle "Quattro stagioni" di Vivaldi risponde uno che dice di essere Mauro; non credo di conoscerlo, ma si presenta come fossimo vecchi amici (tendenza purtroppo abbastanza diffusa nei call center).<br />
A Mauro racconto l'intera vicenda, compresa l'intenzione di fare un post per un blog che da qualche tempo langue. Mauro si mette a ridere (il che mi fa pensare che il post per il blog potrebbe piacere); mi chiede di nuovo di che tipo di pacco si tratti e dice che secondo lui &eacute; un "pacco grosso" e che probabilmente si trova nell'ufficio postale pi&ugrave; vicino a casa mia. Oppure in un altro ufficio postale. Oppure che &eacute; lo stesso pacco che ho gi&agrave; ritirato. Lui comunque non &eacute; in grado di rintracciarlo.<br />
Luned&igrave; andr&ograve; nell'ufficio postale pi&ugrave; vicino a casa mia. Vi terr&ograve; aggiornati, che so che ci tenete.]]></description>
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			<title>La croce dalle sette pietre</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=847</link>
			<pubDate>15 Aug 2009 17:14:40 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=847</guid>
			<description><![CDATA[Qualche sera fa, complici fidi amici, una monumentale cozzata e abbondanti libagioni di vino bianco e limoncello, ebbi occasione di visionare un raro e prezioso documento, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_croce_dalle_sette_pietre"><cite>"La croce dalle sette pietre"</cite></a>; per chi non lo conoscesse, viene considerato da molti uno dei film pi&ugrave; brutti della storia del cinema.<br />
<br />
Mi pare azzardato dare un giudizio cos&igrave; drastico, ma certo alla pellicola, scritta, diretta e interpretata da Eddy Endolf, nome d'arte (forse per evitare il linciaggio da parte degli spettatori) di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Antonio_Andolfi">Marco Antonio Andolfi</a>, non mancano diverse caratteristiche che contribuiscono a creare quell'aura tipica solo delle autentiche ciofeche, che fa s&igrave; che, dovendo trovare un aggettivo per il film, la prima parola che venga in mente sia in effetti "brutto".<br />
<br />
E' difficile individuare quali tra i vari elementi cinematografici siano pi&ugrave; influenti ai fini della formulazione di un tale giudizio; di sicuro un peso non indifferente hanno la regia per cos&igrave; dire stentorea dell'Andolfi, la sceneggiatura imbarazzante, il montaggio caotico e spesso immotivato, che conferisce un ritmo altalenante e una pressoch&egrave; totale illogicit&agrave; nelle azioni, la colonna sonora casuale, le scenografie non sempre all'altezza delle situazioni, la fotografia lasciata a se stessa, messa a fuoco compresa, e, non ultima, la recitazione nel complesso poco convincente, per usare un eufemismo.<br />
<br />
Ma certo anche la trama gioca un ruolo preponderante. Cercher&ograve; di riassumerla come posso, in parte per via del limoncello consumato durante la visione, ma soprattutto perch&egrave; &eacute; difficile riorganizzare gli avvenimenti del film in modo da poterne dedurre una storia di senso compiuto.<br />
<br />
Ordunque, <cite>"La croce dalle sette pietre"</cite> inizia con una fugace <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ai7Khtr8JP0">orgia sadomaso</a>. Non se ne comprende bene il motivo (probabilmente un rito satanico, o forse il riciclo di girato da un altro film), ma cos&igrave; &eacute;: ci sono vari uomini e varie donne che si accoppiano con tecniche miste. L'unico che non copula &eacute; un vecchio invasato, che invoca con convinzione ad alta voce il nome di un certo Aborym. Visto che non accade altro, alla fine Aborym, grazie anche a un fuori fuoco (tratto stilistico dell'intera pellicola), si decide a palesarsi: non si sa bene chi o che cosa sia, ma ha vagamente le sembianze di un secondo cugino di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chewbacca">Chewbacca</a>, il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wookiee">wookiee</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_stellari"><cite>"Guerre stellari"</cite></a>; purtroppo, dato il budget estremamente ridotto, possiede molto meno sex appeal del suo lontano parente. Ci&ograve; nonostante, vista la situazione, ovvero visto che ormai tutti scopano con tutti, Aborym addocchia una femmina umana libera e si d&agrave; da fare a modo suo.<br />
<br />
Dalla felice unione dei due nasce Marco, un bambino mezzo umano e mezzo Aborym. La met&agrave; Aborym di Marco fa s&igrave; che a ogni mezzanotte egli si trasformi in un essere per met&agrave; umano e per met&agrave; Aborym; la met&agrave; umana invece fa s&igrave; che Marco sia per met&agrave; idiota e per met&agrave; molto perplesso.<br />
<br />
La madre di Marco trova un rimedio al piccolo problema "mutante" del figlioletto: gli mette al collo una croce con sette pietre, un oggetto tristissimo probabilmente recuperato da un uovo di Pasqua in saldo. Per un imprecisato motivo, la croce fa s&igrave; che Marco non diventi un Aborym nell'ora in cui Cenerentola tende a tornare a casa. L'idea, per quanto ingegnosa, non piace molto a babbo Aborym, che anzi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yLtJtgyOOfM">la prende molto male</a>, soprattutto per la sua inclinazione a dare al figlio una equilibrata cultura di stampo laico (&eacute; ormai nota la sua opposizione all'ora di religione nelle scuole), e uccide la consorte di fatto, facendole esplodere il ventre con la forza del pensiero (c'&eacute; una sottile simbologia, a voi trovarla; rinunciate invece a capire da dove arrivi tutta quella potenza telecinetica, considerato il ridotto cervello di Aborym).<br />
<br />
Passano gli anni. Un giorno, non si sa perch&egrave; (ma, del resto, di molte cose in questo film non si sa il perch&egrave; e forse &eacute; meglio rinunciare a porsi la questione), Marco, divenuto ormai un ometto (interpretato dal regista stesso, Marco, e l'omonimia pu&ograve; far pensare che la storia celi un risvolto autobiografico), si reca da Roma a Napoli, a trovare la cugina che non vede da quando era bambino. Ad attenderlo alla stazione c'&eacute; una bionda che lui pensa sia la cugina, che lo porta a bere qualcosa in un baretto e poi tenta pi&ugrave; volte di fare una misteriosa telefonata. La cugina e la sua telefonata non appaiono di alcuna importanza nella trama ma, visto il tempo che il regista vi ha dedicato, pare essere d'uopo almeno menzionarle.<br />
<br />
All'uscita del bar, Marco viene scippato da alcuni manigoldi in motorino. Questo episodio, come altri successivi, portano nel film un certo clima da documentario di denuncia sociale che non va trascurato, dovendo proprio disperatamente difenderlo. I ladruncoli gli portano via, oltre a vari effetti personali, anche la preziosa croce gemmata. Marco si mette all'inseguimento, grazie al provvidenziale quanto improbabile intervento immediato di una doppia pattuglia di polizia. I furfanti vengono acciuffati dopo una lunga e alquanto noiosa sequenza di corsa in auto, rigidamente sotto i cinquanta all'ora per evitare noie alla produzione. Purtroppo la croce non viene recuperata.<br />
<br />
Marco si presenta a casa della cugina. Gli apre una mora, la vera cugina (la bionda della stazione era una cugina finta, ma state tranquilli: ci siamo cascati tutti), che cerca di dissuaderlo dalla ricerca della croce, invano.<br />
<br />
Chiedendo notizie per i vicoli di Napoli, Marco passa prima da un bordello, dove offre da bere a una prostituta e viene preso a pugni e a calci in culo dai buttafuori, quindi arriva all'appartamento di Totonno il Cafone, un noto ricettatore, che ha ceduto la croce a Don Raffaele Esposito, un boss della camorra di Somma Vesuviana. Purtroppo &eacute; ormai mezzanotte. Marco diventa mezzo Aborym e dapprima strangola il povero ricettatore, poi lo scioglie con lo sguardo (menzione al grande impegno del reparto effetti speciali per la soporifera sequenza di scioglimento del volto del malcapitato Totonno).<br />
<br />
Tornato umano, Marco arriva in stato di semi incoscienza a casa della prostituta. Segue <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RKirm12SX0I">una lunga sequenza onirica</a> (circa tre minuti), per buona parte inspiegabile, probabilmente un incubo di Marco. Forse in origine era prevista come intervallo per la pubblicit&agrave; o forse si tratta di un trailer del film stesso in versione psichedelica. Vi possiamo riconoscere eventi gi&agrave; accaduti (flash-back), eventi che devono ancora accadere (flash-forward) ed eventi che nulla hanno a che vedere con il film (flash-alla-cazzo-di-cane); nel sogno Marco invoca pi&ugrave; volte la mamma e compare Aborym, circondato da un globo di luce rossa.<br />
<br />
Marco riparte alla ricerca della sua croce antiaborym, scalando via via i vari gradi della criminalit&agrave; pi&ugrave; o meno organizzata e guadagnandosi il soprannome di "il romano", che gli rimarr&agrave; attaccato anche al suo ritorno a Roma come tratto distintivo. Giunge alfine alla villa del boss, dove viene percosso a lungo da alcuni lestofanti: gli chiedono se sia l&igrave; per un generale di Palermo, se stia indagando sulla morte del prefetto o su un traffico di droga dall'America. Arrivano anche dei mafiosi italoamericani che dicono di essere "gli amici siciliani" e di essere stati inviati da un non meglio precisato "onorevole". Con loro c'&eacute; anche un medico dall'accento incerto (forse russo), che pratica a Marco un'iniezione di siero della verit&agrave;. Marco, deludendo tutti, continua a sostenere di essere l&igrave; per la sua croce gemmata. A uno dei furfanti viene a questo punto il leggero sospetto che la croce sia quella presa da Totonno il ricettatore e regalata da Don Raffaele a un'amica di Roma.<br />
<br />
Nel frattempo, si &eacute; fatta di nuovo mezzanotte: Marco, con una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZJYppKvL1WE">metamorfosi</a> di durata estenuante (usatela come meglio credete, noi ci siamo presi il limoncello), si trasforma nuovamente nel mezzo Aborym e fa strage di camorristi, mafiosi, finestre e tavolini da salotto di cartapesta. Alla fine, recuperato il suo aspetto normale e i suoi vestiti (il mezzo Aborym gira nudo come la signora Aborym l'ha fatto), viene caricato in auto dalla prostituta che, mentre noi eravamo distratti, l'ha seguito e si &eacute; innamorata di lui.<br />
<br />
Per quanto possa sembrare strano, non rimane molto da raccontare. Marco torna a Roma, si reca nella casa dell'amica del boss. Dall'appartamento esce un arabo che dice qualcosa in arabo. Marco non capisce e recita la sua battuta giustamente memorabile: "Mah". L'amica del boss risulta essere un'altra prostituta. Marco ridiventa Aborymarco; prima si spupazza la pulzella con fare per cos&igrave; dire atletico, provocandone la morte; infine, recuperata la croce, se ne va con la prostituta (la prima) in piazza San Pietro, dove gli appare il rasserenante volto di Ges&ugrave; Cristo, chiaro simbolo della pace ritrovata.<br />
<br />
Recentemente il regista ha lavorato al sorprendente seguito <cite>"Riecco Aborym"</cite>, soprendente non tanto per le sconvolgenti rivelazioni in esso contenute, quanto per il fatto che sia stato effettivamente realizzato; potete trovarne l'inquietante <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3wKOJRAARw0">trailer</a> su <a href="http://www.youtube.com/">YouTube</a>. Buona visione.]]></description>
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			<title>Frasario utile per gli utenti stranieri di Trenitalia</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=846</link>
			<pubDate>07 Aug 2009 22:21:46 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=846</guid>
			<description><![CDATA[Credo che in ogni buon manuale di conversazione per gli stranieri in Italia si dovrebbe comprendere una sezione sulle ferrovie nazionali; sarebbe di grande aiuto, specie per quei turisti che, abituati al servizio di trasporto ferroviario del loro paese, non sanno bene come comportarsi in certe occasioni.<br />
<br />
Ecco dunque alcune frasi utili, nella speranza che qualche editore illuminato le traduca nelle diverse lingue.<br />
<br />
UFFICIO INFORMAZIONI<br />
- Oggi passer&agrave; almeno un treno? Non mi importa la destinazione.<br />
- Ho sentito che il mio treno &eacute; stato soppresso. Pu&ograve; dirmi se ci sono speranze che venga riportato in vita?<br />
- Ho perso la coincidenza perch&egrave; il treno con cui arrivavo aveva un ritardo di tre ore. Non mi interessa il rimborso, voglio solo andare a casa. Mi aiuti, la supplico!<br />
- Non voglio informazioni, voglio il mio treno!<br />
<br />
BIGLIETTERIA<br />
- Non so che cosa sia un interregionale, voglio sono andare da A a B. Pago qualcunque cifra.<br />
- Vorrei prenotare un posto; non importa se finestrino o corridoio, basta che sia senza piattole.<br />
- Che vantaggi ho pagando il supplemento? Perch&egrave; sta ridendo?<br />
<br />
SALITA<br />
- La mia carrozza &eacute; la numero 7, ma qui ci sono solo la 6 e la 8. Devo approssimare la mia prenotazione per difetto o per eccesso?<br />
- Per favore, questo treno &eacute; diretto nello stesso luogo indicato dal cartello?<br />
- Mi scusi se le sto dietro per salire, ma al mio paese facciamo la coda: &eacute; un nostro difetto.<br />
<br />
IN CARROZZA<br />
- E' possibile chiudere il riscaldamento? Siamo in agosto.<br />
- E' possibile chiudere il finestrino? Siamo in gennaio.<br />
- Pu&ograve; sistemare la sua valigia nell'apposita reticella, per favore? Quello &eacute; il mio posto.<br />
- Sul mio poggiatesta ci sono tre pidocchi. Posso fare cambio con il suo scarafaggio?<br />
- Il suo cane non mi arreca alcun disturbo, per&ograve; sarei felice se non sbavasse sui miei piedi.<br />
- L'aria condizionata non funziona e il finestrino non si pu&ograve; aprire, quindi la prego di non scorreggiare.<br />
- Sistemi la valigia nell'apposita reticella, per favore. Quello &eacute; il mio posto.<br />
- Per favore, si rimetta le scarpe: qui non si respira.<br />
- Il suo sudore non mi arreca eccessivo disturbo; ma, per favore, non si appoggi alla mia spalla.<br />
- Sul mio sedile ci sono escrementi, ma non so di che animale siano. C'&eacute; un biologo a bordo?<br />
- Quello &eacute; il mio posto! Leva quella valigia o te la butto dal finestrino, stronzo!<br />
<br />
DISCESA<br />
- Pu&ograve; dirmi che fermata &eacute; questa? Nonostante la vista a infrarossi non riesco comunque a scorgere il cartello con il nome della stazione.<br />
- Come faccio a scendere? Tutte le porte sono guaste.<br />
- Per favore, lasciatemi scendere prima di salire.<br />
- Aiuto! Voglio scendere!]]></description>
		</item>
	
		<item>
			<title>Toccare il fondo</title>
			<link>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=845</link>
			<pubDate>22 Jul 2009 18:52:47 +0100</pubDate>
			<guid>http://www.gianky.com/blog/index.php?id_messaggio=845</guid>
			<description><![CDATA["Io non sono un santo, lo avete capito, speriamo lo capiscano anche quelli di Repubblica... Fin quando sar&ograve; presente io non possono accadere cose ineleganti perch&egrave; io sono una persona di buon gusto, di cultura e di eleganza."<br />
<br />
(Silvio Berlusconi, tuttora Presidente del Consiglio)]]></description>
		</item>
	
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