Mercoledì 6 aprile 2005
Il finale di Casablanca
Qualche giorno fa mi hanno chiesto perché mi piace "Casablanca"; rispondo oggi perché sono un tipo dai riflessi lenti, ovvero ci metto parecchio a riflettere.
Mi piace "Casablanca" perché:
1) Dooley Wilson canta "It had to be you", "Knock on wood" e "As time goes by" (e la sua versione è molto più bella di quella di Sinatra);
2) c'è la scena della Marsigliese al Rick's Café Américain, dove molti attori piangono davvero;
3) i nazisti non parlano con un ridicolo accento teutonico;
4) Rick gioca a scacchi da solo;
5) Ilsa chiama Rick "Richard";
6) c'è il borseggiatore italiano;
7) perché "con tanti ritrovi nel mondo, doveva venire proprio nel mio" [, porca pupazza];
8) c'è Peter Lorre, che l'anno prima aveva fatto "Il mistero del falco", sempre con Humphrey Bogart e Sydney Greenstreet, che due anni dopo avrebbe fatto "Arsenico e vecchi merletti" con Cary Grant e che ogni volta recita la parte dello sfigato, tanto che gli hanno persino dedicato un personaggio dei cartoni animati (sfigato);
9) alla fine Rick ha il cappello, l'impermeabile e non sale su quell'aeroplano.
E mi piace "Casablanca" nonostante:
1) la Bergman in questo film abbia solo una espressione (melanzana apprensiva) con leggere variazioni (melanzana disperata, melanzana speranzosa, melanzana sorpresa); e dire che solo quattro anni dopo sarebbe stata splendida in "Notorius" (curioso: di nuovo con Claude Rains);
2) Sam parli come lo stereotipo del "nigga" ("Oh, non conosco cosa dite, signorina");
3) qua e là il film contenga delle ingenuità da operetta, per esempio le lettere di transito;
4) Paul Henreid sia l'ultimo con cui fuggirei se fossi una donna.
Scritto da gky - Commenti (11)

