Mercoledì 19 dicembre 2007
Tetsuo ricostruisce il braccio mutilato dal laser
I centauri adolescenti che attraversano la megalopoli di "Akira" sono una metafora evidente della ribellione generazionale a una società immobile: non c'è posto nella Neo-Tokyo dagli enormi edifici per chi non vuole riconoscersi nelle regole o integrarsi negli schemi.
La moto, simbolo cinematografico della ribellione giovanile (Marlon Brando in "Il selvaggio", Peter Fonda in "Easy Rider"), diventa qui elemento di fuga futurista dal gigantismo malato di una architettura che ha perso di vista i suoi abitanti.
Ma a preoccupare e ad affascinare Otomo non sono tanto le rivolte sociali (pur presenti nel film, con imponenti manifestazioni antigovernative), quanto la mutazione che questa disumanizzazione induce nei bambini o negli adolescenti, siano essi vittime di esperimenti scientifici o di violenza da parte delle istituzioni tradizionali come famiglia o scuola.
Abbandonato dai genitori, Tetsuo elegge ad appoggio e figura da emulare l'amico Kaneda, che se da un lato lo aiuta, dall'altro lo schiaccia con la sua autorità ed esperienza; il simbolo più evidente è che Kaneda ha una moto su misura per lui, che Tetsuo non sarà mai in grado di controllare.
La mutazione continua di Tetsuo della seconda parte del film sembra concretizzare nella carne una energia eversiva che si oppone all'istituzione totale e ne rompe le regole e i simboli. Il gruppo informale e la guida dell'amico-leader Kaneda assumono maggiore importanza, ma non sono in grado di contenere un potere che si sviluppa senza una evoluzione morale e di pensiero che l'educazione politica e tecnocratica non è riuscita a stimolare.
Tetsuo è un ribelle, ma è un ribelle soprattutto contro ciò che di se stesso non riesce a eliminare; il suo desiderio di liberarsi si scontra con la disperata necessità di assorbire nutrimento da quella società che non lo vuole: fili, tubi, metallo e infine interi grattacieli vengono fatti a pezzi e risucchiati dall'esplosione/implosione psicocinetica che prima moltiplica e dilata i tessuti e gli organi del ragazzo e poi, con l'intervento quasi divino del rinato Akira, diventa pura energia luminosa che avvolge l'intera città (e le sue ferree regole), devastandola.
Non è chiaro se questa sia una fine distruttiva o la nascita di un essere post-umano; l'unica traccia che abbiamo alla fine è quasi un avvertimento: Akira/Tetsuo, nonostante tutti i tentativi di fermarlo da parte dei militari, degli scienziati e degli amici, ha trovato se stesso in quello che è diventato, è io autocosciente che costituisce un nuovo dogma nella sua stessa autoaffermazione. La nuova generazione di Neo-Tokyo grida la sua identità a quel mondo che non l'ha mai voluta riconoscere.
Scritto da gky -




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