Domenica 3 febbraio 2008
Era una fredda mattina di gennaio. Il maestro Marini era seduto nel suo cucinino bevendo un caffelatte quando suonò il telefono.
- Pronto?
- Maestro Marini? Sono Napolitano.
- Oh, buongiorno, signor preside. Come sta?
- Eh, insomma. Dovrei andare a controllare al mio paese, che la mia signora Clio mi ha detto che non ritirano la spazzatura... Ma come si fa, dico io. Piuttosto, la disturbavo per un problemino. So che oggi è il suo giorno libero, ma non potrebbe venire a scuola per una supplenza?
- Ma certo. Si è ammalato qualcuno?
- No, il maestro Prodi se n'è andato. Ha detto che non torna più.
- Era un po' che era nell'aria. Va bene, vengo.
- Grazie, non sapevo proprio più a chi chiedere.
Quando il maestro Marini entrò in classe, la confusione regnava sovrana. Senza scomporsi, si sedette alla cattedra e disse adagio adagio ai ragazzi:
- Sentite. Abbiamo un certo tempo da passare insieme. Vediamo di passarlo bene. Voi dovete essere i miei figliuoli. Io vi voglio bene, bisogna che vogliate bene a me. Non vi domando una promessa a parole; son certo che, nel vostro cuore, m'avete già detto di sì.
Subito dal fondo dell'aula partì un sonoro pernacchione.
- Borghezio, non cominciare! - fece il maestro.
- Son Calderoli, signor maestro! - rispose una voce.
- Va be', è uguale. Stai buono. Allora, che cosa c'era in programma per oggi? Vediamo gli appunti del maestro Prodi... Ah, sì: la riforma elettorale. E' un lavoro di gruppo, ragazzi. Sapete lavorate in gruppo?
- Certo, - disse Berlusconi dalla seconda fila - faccio tutto io!
Il maestro sospirò. - Dunque, adesso vi mettete in gruppo e fate la riforma elettorale.
- Signor maestro!
- Che cosa vuoi, Veltroni?
- Posso andare in banco con Berlusconi per fare la riforma?
- Mah, se Berlusconi è d'accordo... Che non diventi un'abitudine, però. Berlusconi, per te va bene?
- Sì! No! Sì! No! Sì! No! - fece Berlusconi.
Il maestro lo guardò perplesso. - Insomma, deciditi: sì o no?
- Mi hanno frainteso! - disse alfine Berlusconi.
Il maestro sospirò nuovamente.
- Signor maestro!
- Dimmi, Pecoraro.
- Pecoraro Scanio, signor maestro.
- Oh, scusa.
- Posso andare in banco con Veltroni, se lui non va in banco con Berlusconi?
- No, - fece Veltroni - se Berlusconi non vuole, rimango in banco con Rutelli!
- Ah, no, - intervenne a quel punto Rutelli - io vado nella fila di centro con Follini, dietro al banco di Tabacci e Cesa!
Il maestro Marini appoggiò i gomiti alla cattedra e si mise le mani nei capelli.
- Vai via, non ti voglio in banco con me! - disse Fini a Bertinotti.
- Peggio pev te, allova io non faccio la vifovma! - disse di rimando Bertinotti a Fini.
- Signor maestro!
Il maestro singhiozzava.
- Il mio astuccio! Signor maestro, Mastella mi ha rubato l'astuccio!
- No, è mio!
- Posso venire in banco con te?
- Pussa via! Io sto qui da solo!
- Signor maestro!
- Peggio per te, avevo la merenda buona oggi!
- Signor maestro! Buontempo mi tira il cancellino! Mi ha sporcato tutto il vestitino nuovo!
- Stai zitto, frocio di merda!
- Stai zitto tu, er pecora!
- Signor maestro!
- Signor maestro!
- Signor maestro!
- Eeeh! - La voce del maestro sembrava ormai un gemito di disperazione.
- Signor maestro, si tiri su. - Era il bidello.
Il maestro Marini alzò lo sguardo. La classe era vuota.
- Signor maestro, è suonata la campanella. Sono andati via.
- Ah... - Il maestro si guardò intorno smarrito. - Ah, grazie, grazie.
Raccolse il registro e le sue cose e uscì con passo traballante.
Il bidello lo guardò andar via.
- Po'raccio. - mormoro tra sé e sé - Almeno io devo solo star qui a puli', ma lui se li de' sorbi' tutt'er giorno. Che infamoni de rigazzi! Manco er rispetto per i vecchi c'hanno più!
Scritto da gky -




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