Mercoledì 16 dicembre 2009
La verità è che non abbiamo alcunché da imparare da questa classe politica.
Questa classe politica, che ora chiama alla calma, all'abbassare i toni, è la prima responsabile del suo stesso degrado.
Come la televisione in cerca di ascolti sempre più facili, questa politica ha abbassato il suo livello a quello della rissa da strada; i suoi personaggi, con i loro urli catodici, sono inetti e volgari quanto quelli dei pessimi reality show che vengono propinati di continuo a spettatori sempre più imbarbariti.
Non sono politici questi, ma aizzatori di folle, che cercano di obbligare noi cittadini, la cosiddetta società civile, allo schieramento forzato; tentano di sfruttare le nostre incertezze, trasformandole in fobie, in terrore degli altri, in volontà di sopraffazione di un nemico fittizio che altri non è che uno come noi.
Cercano di farci azzuffare l'uno con l'altro, di farci sostenere posizioni contrapposte che nulla hanno della nobiltà di un principio. Ci portano a considerare i loro comportamenti arroganti, violenti, illegali come la normalità. Ma questa non è la nostra normalità: questo è vivere in uno stato di banalità elevata che non ci permette di vedere e di affrontare la realtà.
Fino a che non abbandoneremo ai loro giochi questi farabutti e chi gli dà voce, fino a che non smetteremo di andare dietro alle loro misere battute, ai loro bassi incitamenti, al loro sputare addosso all'avversario, alle loro stupide rappresentazioni di scazzottature mediatiche con cui hanno sostituito il confronto e il dibattito, fino a che non saremo in grado di riappropiarci del vero senso della politica e di farla nuovamente e completamente nostra, fino ad allora saremo solo i loro stolti e ubbidienti sudditi.
Scritto da gky -




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vorrei riuscire a parlare di questo argomento. sono mesi, per non dire anni, che dentro la mia testa dibatto di questa questione e dei mille corollari che si porta dietro, ovviamente senza arrivare a nessuna conclusione e senza prendere posizione - tant'è che non sono mai riuscita a parlarne con nessuno.
miei problemi psichiatrici a parte, alcuni dei punti focali potrebbero essere:
- siamo sull'orlo del precipizio. ha senso cercare di trainare tutti indietro, verso una maggiore safe zone? o la soluzione potrebbe essere un catartico salto nel vuoto, e vedere cosa succede?
- il dramma è che questa 'democrazia' negli ultimi 30 anni ha avuto come risultato immenso e tangibile quello di crescere generazioni di masse inerziali completamente immobili, che fanno il loro gioco in quanto incapaci (o non consapevoli di essere capaci, che in fondo è la stessa cosa, come risltato fattuale) di prendere posizione, o di capire che la res publica non è qualcosa di astratto che va delegato ad altri, ma qualcosa di cui doversi curare in prima persona. generazioni di 'tanto ci pensano loro, non è compito mio'.
- la mentalità e la cultura del fare quello che conviene nel breve, brevissimo termine, sta erodendo qualsiasi possibilità di instaurare un dialogo sensato con queste persone. non puoi avere uno scambio costruttivo con qualcuno che a qualsiasi domanda risponde 'è qualcosa che mi porta un beneficio immediato? no? allora fottiti'.
- e mi sta anche bene il partito del 'il faut cultiver son jardin': ma quali sono i confini del mio orto? da dove inizia a non essere più il 'mio' orto? parliamo del mio terrazzo? della mia vigna? della mia frazione? la mia città? della mia nazione?
- hanno coltivato una platea di spettatori (e qui mi ci metto dentro anche io, ci salto dentro a pié pari) per cui tutto quello di cui hai bisogno, maslowianamente parlando, ti viene servito su uno schermo d'argento. arriveremo al punto per cui nemmeno sarà significativo alzare i [snip]
il culo dal divano e andare ad espletare i propri bisogno fisiologici: vedere qualcuno che caga in un reality show ci darà lo stesso appagamento intestinale.
- chiudendola con le brutte metafore, cosa possiamo/dobbiamo fare, di concreto? ci penso, e mi sembra che qualsiasi contributo reale sia stato negli anni svuotato di senso e ridotto a barzelletta.
ha senso smettere di votare? ha senso pensare di costituire un'alternativa? ha senso dare una martellata allo schermo (visto che da solo non esplode, a quanto pare) e provare a smontare il meccanismo dalla base?
ma soprattutto, quanti siamo? quanti cazzo siamo? siamo abbastanza? riusciremo mai a metterci d'accordo almeno su un minimo comune multiplo di azione? e agire in base a questo?
La sensazione di pressoché totale impotenza è un altro degli effetti di questa cattiva politica :-)
Tanto per cominciare, possiamo disinteressarci delle infinite sequele di battute che vengono fatte passare per confronti e che in genere non contengono alcuna informazione utile su quello che i nostri delegati stanno facendo. Possiamo pretendere, attraverso i pochi canali "da pari a pari" che questi signori si degnano di usare (nel modo in cui andrebbero effettivamente usati), di ricevere risposte alle nostre domande e scartare come carne marcia chi non non ce le fornisce.
Negli ultimi anni sono sorti nuovi movimenti politici o sociali; gli esiti non sembrano particolarmente positivi, ma è un indicatore che qualcosa si sta muovendo. Possiamo decidere se unirci a nuove iniziative o attendere, appoggiarle o osservare e sostenere le nostre idee dialogando con altri cittadini. In parte lo stiamo già facendo: in qualche modo, nuove forme di vita politica si stanno evolvendo.
(Lo schermo non esplode, al limite si spegne e non si accende più: la realtà è meno spettacolare dell'immaginazione; questa l'abbiamo capita in due, ma fa niente ;-)