Domenica 18 aprile 2010
Non varrebbe la pena occuparsi dell'ennesima corbelleria uscita ieri dalla bocca di Silvio Berlusconi, se non fosse che quest'uomo occupa il posto di Presidente del Consiglio dei Ministri e la sua opinione conta pur sempre qualcosa, se non altro per la rilevanza che questa carica istituzionale ha nel nostro ordinamento.
Ordunque, il nostro beneamato (da milioni di persone, pare) Presidente ha dichiarato che la mafia italiana è quella più conosciuta grazie a "un supporto promozionale che l'ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese"; il "supporto promozionale" è costituito, sempre secondo il Presidente, da opere come la serie televisiva La piovra o il libro Gomorra.
Lo scrittore Roberto Saviano ha risposto con una fin troppo elegante lettera aperta a Berlusconi pubblicata su Repubblica che, si spera, non rimarrà isolata. Là dove ci sarebbe potuto stare un conciso e corale "mavaffanculo", Saviano si prende la briga di spiegare, ai suoi lettori più che al Presidente, quanto sia utile, anzi necessario, parlare della mafia, perché ciò che meglio la favorisce è appunto il silenzio.
Quello che mi chiedo è però quale possa essere la ragione che ha spinto Silvio Berlusconi a espettorare un simile delirio. Una malaugurata combinazione chimica all'interno delle sue sinapsi? Un modo di andare incontro al suo elettorato? E sarà stata un'idea sua o si tratterà forse del prodotto di un ghost writer, esperto di imagologia o semplicemente scemo?
Quale risultato punta a ottenere il Presidente con questo suo intervento? Screditare chi parla di mafia? E agli occhi di chi? Quest'uomo è forse sinceramente, stupidamente convinto che una falsa o quanto meno incompleta immagine idilliaca dell'Italia sia più importante del racconto della verità?
Scritto da gky -




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