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Grazie Lega!

Domenica 24 gennaio 2010

A Genova la Lega Nord ha indetto una specie di consultazione (denominata impropriamente "referendum") per raccogliere le opinioni dei cittadini sulla costruzione di una moschea in città. Lodevole iniziativa: è sempre utile sapere che cosa pensano gli elettori delle iniziative che si svolgono sul territorio.

La Lega ha considerato l'evento un successo, vantando circa 5.000 "votanti", su 30.000 "aventi diritto" (definizioni loro).

Considerando che la Lega Nord alle ultime amministrative genovesi nel 2007 ha preso poco più di 9.000 voti, ci si può domandare come possa considerare questo voto un successo: solo metà degli elettori leghisti si è dichiarata contraria al luogo di preghiera musulmano. Considerato poi che secondo il Censimento del 2001 a Genova risultano circa 610.000 residenti e che per giunta per la stessa Lega è possibile che ci sia qualcuno che ha votato più volte, quelli che si sono presi la briga di andare a dichiarare il loro "no" alla moschea presso un gazebo leganordico sono circa lo 0,8% (e per giunta alcuni ci sono andati per dire "sì").

Dai dati diffusi dalla Lega, salvo eventuali errori e omissioni, appare chiaro che i genovesi, buona parte dei leghisti compresa, considerano la costruzione di una moschea del tutto irrilevante, se non addirittura con favore.

Vorrei quindi sentitamente ringraziare la Lega Nord per aver fattivamente contribuito a dare una immagine non razzista dei cittadini del genovesato.

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Il ritorno della strega cattiva

Mercoledì 6 gennaio 2010

Era tarda sera e nella casetta dei Sette Nani Cucciolo si era appena addormentato di fronte a un'intervista in tv al Ministro per la Pubblica Amministrazione quando qualcuno bussò.
Sveglio solo a metà, Cucciolo si alzò, andò alla porta e l'aprì.
Fuori c'era una vecchia megera, una orribile vecchia megera che Cucciolo era certo di aver già visto.
- La strega cattiva! - urlò Cucciolo, destandosi del tutto - La strega cattiva è tornata!
Sbatté la porta e salì di corsa al piano di sopra per svegliare gli altri, ma quando ci arrivò trovò i letti vuoti. Si ricordò d'improvviso che i sei nani stavano facendo gli straordinari in miniera per fare il regalo di nozze a Biancaneve; una cosa frugale, nel loro stile: una collana di diamanti.
"La strega cattiva è tornata per vendicarsi e io sono solo in casa!" pensò Cucciolo, disperato.
Da sotto bussarono di nuovo. Cucciolo si affacciò cautamente alla finestra: la strega era ancora lì.
Cucciolo meditò sul da farsi. Non era mai stato il più intelligente della compagnia e le sue migliori idee si misuravano sulle dita della mano; per le sue idee veramente utili la mano era superflua.
"La friggerò!" cogitò alla fine.
Tornò giù e mise sul fuoco una pentola d'olio. Quando l'olio fu ben caldo, ci aggiunse delle frittelle: Cucciolo in fondo non era un nano cattivo.
Non senza fatica portò la pentola al piano di sopra. La vecchia era sempre fuori dalla casa, camminava avanti e indietro cercando un modo per entrare.
Al momento giusto, Cucciolo sollevò la pentola e la rovesciò dalla finestra. Dalle urla di dolore capì di aver fatto centro.
Esultando, scese nuovamente le scale e si armò di un pesante bastone. Aprì cautamente la porta.
Fuori la strega si rotolava per terra urlando per le gravissime ustioni. Cucciolo la colpì più volte, fin quando la vecchia non si mosse più. Allora Cucciolo lasciò cadere il bastone e si riparò in casa. Qui, stanco per la fatica e lo spavento, si addormentò sul tappeto.
Qualche ora dopo venne svegliato da Dotto. Gli altri nani erano tornati ed erano agitatissimi.
- Cucciolo! Cucciolo! - gli urlò Dotto - Presto, svégliati e vai a chiamare aiuto! Qualche furfante ha cercato di uccidere la Befana!

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Lo strano caso del tostapane

Venerdì 25 dicembre 2009

Era da poco passata la mezzanotte quando la Morte incontrò Babbo Natale in una casa di un paesino di campagna.
- Ehilà, chi si vede! - disse Babbo Natale.
- Buonasera - disse la Morte, - Sei di turno con le consegne?
- Sì, ma per fortuna ho finito: questa era l'ultima.
Babbo Natale indicò i pacchetti che aveva appena depositato sotto l'albero illuminato nel salotto.
- Io invece sto cominciando il mio giro - disse la Morte.
- Segui tutti i casi personalmente? - domandò Babbo Natale.
- Oh, no, - sorrise la Morte - come potrei, con tutta la gente che muore ogni giorno? Faccio solo qualche controllo a campione. Sai, per valutare la qualità del servizio.
- Beata te, - sospirò Babbo Natale, - io invece mi devo girare il mondo in una notte.
- Però per il resto dell'anno non lavori. Io invece sono sempre in movimento.
- Già. Che brutto lavoro!
- E' un lavoro da Morte. A me piace.
- Ognuno ha le sue passioni - concluse Babbo Natale. - Ma stasera che cosa prevede il tuo programma?
- Ritiro un certo Mario Rossi.
- E come è morto?
- Non è ancora morto, ma morirà tra poco. Fammi vedere... - la Morte scorse velocemente le pagine di un piccolo taccuino nero.
- Ma guarda, - fece Babbo Natale, - anche tu un Moleskine! Lo uso anche io per la lista delle consegne; il mio però è rosso.
- Eheh, - rise la Morte - questioni di immagine. Ah, ecco qui: Mario Rossi, tostapane.
- Mario Rossi è un tostapane?
- Ma va', significa che Mario Rossi morirà a causa di un tostapane. Vuoi assistere?
- Sì, che è tutta cultura. Dove accadrà?
- Immagino in cucina. La gente in genere tiene lì i tostapane.
Andarono in cucina, ma non c'erano tostapane. Guardarono meglio, aprendo tutti gli armadi: niente. La Morte era perplessa.
- Certo questo è strano - disse, sfogliando di nuovo il taccuino.
- Non avrai mica sbagliato casa? - suggerì Babbo Natale. - Che indirizzo hai?
- Nessun indirizzo, io trovo la gente per nome. Mica tutti quelli che muoiono lo fanno a un indirizzo preciso. Piuttosto, a te risulta che questa sia casa Rossi?
Babbo Natale alzò le spalle: - E io che cosa ne so? Io vado solo con l'indirizzo. Qui per me siamo in via Bargoni 8.
- Andiamo a vedere fuori, - concluse la Morte - sul campanello dovrà pur esserci un nome!
Uscirono. A lato della porta, sotto il campanello, c'era una targhetta: "Martini - Rossi".
- Almeno un Rossi c'è, - disse la Morte.
- Guarda qui, - disse Babbo Natale, pescando una busta dalla cassetta delle lettere, - c'è scritto "Mario Rossi, via Bargoni 8, Sant'Anselmo di Valdichiana".
- Parrebbe il posto giusto - mormorò la Morte.
- Ma con tutti i Mario Rossi che ci sono a questo mondo, come fai a dirlo? - domandò Babbo Natale.
- Il posto in genere l'azzecco. - disse la Morte. Poi, guardando verso il paese, aggiunse: - Certo, potrebbe esserci un altro Mario Rossi qui vicino... Aspetta un attimo! Che cos'è quella roba?
La Morte indicava un bidone della spazzatura, da cui sporgeva qualcosa. Lo aprirono.
- Eccolo! - disse la Morte!
- Eccolo! - disse Babbo Natale.
Nel bidone c'era un tostapane.
- Chissà che cosa succederà? - disse la Morte.
- Non lo sai?
- Non ho appunti sui dettagli.
- Sediamoci su quella panchina, aspettiamo e vediamo, - concluse Babbo Natale. - Qui c'è un tostapane e là dentro un Mario Rossi. Qualcosa dovrà pur accadere.
Si sedettero e aspettarono. Era quasi l'alba e si erano ormai abbioccati tutti e due quando dalla casa arrivò un urlo.
- Finalmente! - esclamò la Morte!
- Eppure il tostapane è ancora nel bidone - osservò Babbo Natale.
- E l'urlo era di una donna.
Dalla porta, senza che si aprisse, uscì un fantasma semitrasparente.
- Sei tu la Morte? - chiese - Credo di dover venire con te.
- E tu sei Mario Rossi? Sicuro? - volle sapere la Morte.
- Certamente - rispose Mario Rossi - e sono appena deceduto.
- Scusa, so che forse non è il momento appropriato, - s'intromise Babbo Natale, - ma tu non saresti dovuto morire per via di un tostapane?
- Infatti, - rispose Mario Rossi, - è andata così. Giusto ieri avevo buttato via il vecchio tostapane, che non funzionava più. E poco fa, aprendo i regali di Natale, ne ho trovato uno nuovo. L'ho subito provato e... Zap!
- Zap? - fece la Morte.
- Zap! - ribadì Mario Rossi, - come un fulmine. Ci sono rimasto attaccato. Mia moglie è accorsa, ma troppo tardi.
- Ma... ma... quindi è colpa mia! - Babbo Natale estrasse dalla tasca un taccuino rosso. - Eh, già, che stupido, c'è scritto qui: via Bargoni 8, tostapane! Devono avermene consegnato uno guasto. Il controllo qualità degli elfi non è più quello di una volta.
- Ma sai che funzioniamo bene noi due assieme? - disse la Morte. - Dovremmo collaborare più spesso.
- Potrebbe essere un'idea. Venite, vi posso dare un passaggio?
Salirono tutti e tre insieme sulla slitta di Babbo Natale e scomparvero all'orizzonte, cantando una canzoncina allegra sulla morte.

(Questo breve racconto è parte della campagna promozionale contro gli incidenti domestici. Verificate sempre il corretto funzionamento dei vostri apparecchi, anche di quelli nuovi, e diffidate di Babbo Natale: eviterete spiacevoli inconvenienti.)

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"Calma, calma..."

Mercoledì 16 dicembre 2009

La verità è che non abbiamo alcunché da imparare da questa classe politica.

Questa classe politica, che ora chiama alla calma, all'abbassare i toni, è la prima responsabile del suo stesso degrado.
Come la televisione in cerca di ascolti sempre più facili, questa politica ha abbassato il suo livello a quello della rissa da strada; i suoi personaggi, con i loro urli catodici, sono inetti e volgari quanto quelli dei pessimi reality show che vengono propinati di continuo a spettatori sempre più imbarbariti.

Non sono politici questi, ma aizzatori di folle, che cercano di obbligare noi cittadini, la cosiddetta società civile, allo schieramento forzato; tentano di sfruttare le nostre incertezze, trasformandole in fobie, in terrore degli altri, in volontà di sopraffazione di un nemico fittizio che altri non è che uno come noi.

Cercano di farci azzuffare l'uno con l'altro, di farci sostenere posizioni contrapposte che nulla hanno della nobiltà di un principio. Ci portano a considerare i loro comportamenti arroganti, violenti, illegali come la normalità. Ma questa non è la nostra normalità: questo è vivere in uno stato di banalità elevata che non ci permette di vedere e di affrontare la realtà.

Fino a che non abbandoneremo ai loro giochi questi farabutti e chi gli dà voce, fino a che non smetteremo di andare dietro alle loro misere battute, ai loro bassi incitamenti, al loro sputare addosso all'avversario, alle loro stupide rappresentazioni di scazzottature mediatiche con cui hanno sostituito il confronto e il dibattito, fino a che non saremo in grado di riappropiarci del vero senso della politica e di farla nuovamente e completamente nostra, fino ad allora saremo solo i loro stolti e ubbidienti sudditi.

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"Pacco, doppio pacco, ..." (2)

Martedì 29 settembre 2009

Lunedì vado all'ufficio postale di cui vi dicevo. Faccio una coda proporzionata a una migrazione di pinguini. Mostro l'avviso di giacenza all'impiegata. Questa lo guarda e mi fa notare che non c'è scritto praticamente un tubo. Le rispondo che lo so. La tipa si guarda in giro in cerca di aiuto. Placca una collega che cerca di divincolarsi. Tutte e due trovano uno scatolone e mi dicono: "Potrebbe essere questo". Faccio loro notare che su quel pacco non c'è né il mio nome né il mio indirizzo, bensì quelli di qualcun altro. Ne convengono. Dopo una perplessa ricerca (non so se una ricerca si possa definire perplessa, ma questa indubbiamente ne ha l'aria), riemergono dicendo che non hanno la più pallida idea di che cosa si tratti.

Sospiro.

Mi danno un numero di telefono, dicendo: "Provi a chiamare i postini".
Più tardi chiamo i postini. I postini non ci sono, ma quello che risponde si informa sui motivi della mia chiamata. Si perplime. Mi dice che devo chiamare la postina che consegna nella mia via, che però in quel momento non c'è.

Sospiro.

Chiedo come si chiami la postina della mia via e quando posso trovarla. Il tizio mi risponde che la trovo l'indomani alle 8.30, ma che non mi può dare il nome per la privacy della postina.

Sospiro.

L'indomani (che poi è oggi) richiamo. Chiedo della postina della mia via.
Segue un breve conciliabolo tra personale delle Poste per stabilire chi sia la postina della mia via. Alla fine mi passano una che dice di esserlo e che, giusto per la precisione, precisa fin da subito che lei il suo dovere l'ha assolto.
Non so quale sia il suo dovere, ma le riassumo la situazione e le chiedo notizie del pacco.
Lei dice che il pacco l'ha sempre tenuto sotto il suo bancone. Mi domando, ma solo tra me stesso e me medesimo, perché l'abbia tenuto sotto il suo bancone invece di portarmelo, ma mi rendo conto che è questione oziosa.
La postina della mia via aggiunge che comunque ora il pacco non c'è più.

Sospiro.

Le chiedo che forma avesso il pacco. Lei dice che aveva la forma di un sacchetto con dentro una scatola.

Sospiro.

Le dico che con tutta probabilità lei mi ha consegnato un avviso per un pacco che ho già ritirato.

Lei dice che sì, quasi sicuramente è così e che quindi siamo a posto.

Riattacco il telefono.

Sospiro.

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