Ritratto del presidente come un bimbominkia

Un’immagine pubblicata sull’account Instagram ufficiale della Casa Bianca qualche giorno fa ha fatto il giro del mondo: Donald Trump ritratto come Superman, accompagnato dalle parole “The Symbol of Hope. Truth. Justice. The American Way. #SupermanTrump”. Un contenuto nato per essere virale, iconico, provocatorio.

Ma anche profondamente problematico.

Che Trump sia un maestro della comunicazione visiva non è una novità. La sua capacità di occupare lo spazio mediatico con contenuti polarizzanti è parte del suo stile politico. Inoltre, dettare l’agenda della comunicazione, magari come arma di distrazione di massa, attraverso quelle che sembrano banali sparate o immani cazzate non è certo una novità (da noi Berlusconi tristemente docet). Ma quando la spettacolarizzazione entra nei canali istituzionali, la questione cambia radicalmente.

I profili ufficiali della Casa Bianca non sono una “unofficial fanpage”: sono strumenti di comunicazione dello Stato, rivolti a tutti i cittadini. L’uso di una grafica da meme personalistico, che ritrae il presidente come un supereroe invincibile, rompe il patto di sobrietà e autorevolezza che dovrebbe distinguere l’informazione pubblica dalla pura propaganda politica.

Produrre simili contenuti mina quindi la credibilità della fonte istituzionale in almeno tre modi:

  1. riduce il tono istituzionale a spettacolo: i cittadini si aspettano chiarezza, serietà e imparzialità dai canali ufficiali; un contenuto ironico o enfatico può anche diventare virale ma fa perdere autorevolezza all’istituzione che lo pubblica;
  2. confonde ruoli e funzioni: il confine tra comunicazione di una parte politica e comunicazione istituzionale è fondamentale nelle democrazie; quando si usa un canale dello Stato per promuovere l’immagine personale di un leader, si produce una commistione pericolosa tra propaganda e informazione, nonché tra senso dello Stato come proprietà personale e diretta emanazione di chi governa;
  3. legittima un precedente pericoloso: se la presidenza americana può permettersi di trasformare la comunicazione ufficiale in un set da influencer, che cosa impedisce a un qualunque sindaco o ministro di fare lo stesso? Il rischio è che si perda ogni senso del limite e dello Stato, ammesso che ce ne sia ancora uno.

L’immagine di Trump-Superman ha avuto eco internazionale non proprio positiva. In molti media è stata accolta con scherno, ironia, o preoccupazione. Le istituzioni americane, già sotto pressione per la polarizzazione interna e il declino della fiducia pubblica, non possono permettersi di apparire come strumenti al servizio dell’ego di un singolo politico.

Il problema non è solo estetico: è culturale e democratico. Quando le istituzioni adottano il linguaggio del meme, si pongono sullo stesso piano della comunicazione identitaria che domina i socialcosi. Ma se tutto è simbolo, tutto è slogan e, soprattutto, tutto è volgarmente estremo e polarizzato, dove finisce il ruolo dello Stato come garante dell’equilibrio, della pluralità e del confronto democratico?

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